Ci sono stati anni in cui ho provato vergogna per le mie lacrime. Vergogna per la mia incapacità di essere forte quando in fondo, ciò che provavo nasceva solo dal non saper mostrare quelle lacrime a nessuno, meno tra tutti a me stessa.
Sono passati degli anni e tante lacrime da allora sono scorse, ma ciò che provo ora è soltanto rabbia e un senso di stupidità. Le ho accettate perché al momento questo è il solo modo che conosco per sfogare ciò che sento e la vergogna ha lasciato posto solo per la rabbia. Rabbia per non potere o forse soltanto non sapere esprimere ciò che sento. Rabbia per aver perso l’ennesima battaglia contro il mio stesso silenzio. Ho creduto un tempo di averlo vinto, ma non c’è guerra che possa essere combattuta lealmente e vinta se non si è capaci di schierarsi dalla parte di se stessi. Forse ho semplicemente voluto perdere e questa è la parte più difficile e al tempo stesso più comoda da accettare e ammettere…dipingersi un traguardo con la forza della propria immaginazione e lasciare che sia la vigliaccheria a decidere se si è destinati o meno a tagliarlo.
Ho ripreso a scrivere. Proprio ora. Senza rifletterci troppo. Senza nessun limite ad un flusso di pensieri che non avrà mai né un inizio né una fine. Solo un infinito numero di inizi. Frasi lasciate a metà. Mille pensieri caduti nel vuoto e chissà perché, più mi ostino ad odiarli, tanto più cresce la voglia di proteggerli e conservarli nelle mie lacrime.
Ho voluto smettere di scrivere parecchio tempo fa e più il tempo trascorreva, più cresceva la voglia di tornare a farlo e al tempo stesso la paura. Paura di non ritrovare più un senso in tutto quello che mi passa per la testa, se un senso mai c’è stato. E ancor più paura di rendermi conto che scrivere non potesse servirmi a niente quando sai che è l’ultima possibilità che ti rimane per dire a tutti chi sei, per dirlo a te stessa.
Non riesco a comunicare e la cosa peggiore è che forse sono proprio io a non volerlo.
Ho sempre temuto più di ogni altra cosa la solitudine, ma è strano che ancor più della solitudine si possa aver paura di trovare una via d’uscita ad essa, di abbandonare la fortezza dominata dal silenzio che noi soli ci siamo costruiti. E ti trovi a pensare che questa forse non è paura ma, peggio ancora, vigliaccheria. Pensare che sia più comodo convincersi che la causa dei nostri mali non siamo noi, ma qualcosa o qualcuno al di fuori della nostra portata. Provare rabbia e rancore verso qualcuno quando in realtà è noi stessi che non sappiamo ancora amare.
Ho ancora voglia di piangere e non so nemmeno il perché, ma non ho più voglia di frenarmi perché per la prima volta mi rendo davvero conto che sono questi i momenti in cui sono più vera. Di tutte le parole scritte tra queste pagine, mai come ora sento di essere davvero io. Senza poesia. Senza musica. Io. Semplicemente come sono e come ho paura di essere. Un mare di pensieri tra ansie e paure che non ho mai smesso di combattere, a modo mio.
E allora forse è vero che bisogna tenersi stretti i propri pensieri. Che esiste un momento e un modo giusto per esprimerli e lasciarli scivolare fuori dalla propria fortezza emotiva. Il momento in cui sentiamo di poter essere davvero ciò che siamo.
Sono questi i momenti che mi fanno più paura, ma questa volta non posso fingere di dimenticarli e lasciare che si perdano nel mare dei miei pensieri silenziosi, perché davvero non so quando potrò essere di nuovo sincera con me stessa.
E quando la luce del desiderio
brucia l’attesa del domani,
non resta che lasciarsi andare…
Mentre libera ascolterai un’anima spezzata
respirare il fumo denso di un altro inutile giorno…
ripartire strisciando,
raccogliendo i resti di una speranza
infranta nel muro denso di un’angoscia
che cresce libera tra gli affanni
di una mente malata.
Calpestando uno ad uno
i vetri rotti di un’illusione troppo crudele
per essere vera.
E quando silenzioso,
consumerai i dolori che ti scoppiano dentro,
piangerai la sofferenza che lenta,
sta logorando la tua essenza.
Lenta.
Silenziosa.
Soffocata.
Nessuno vorrà sentirla.
Andrai avanti per la tua strada.
Da solo.
Com’è giusto che tu sia.
Ed io finalmente
ricostruirò uno ad uno i frammenti
di un sogno mai abbandonato.
Riprendendo quel cammino che per anni
hai ingiustamente minacciato.
Sorridendo all’alba di un nuovo giorno
che fiero risorgerà
dalle ceneri dei tuoi stessi fallimenti.